…è come se non fossi più padrone della mia vita, mi sembra di stare sempre male… sono stato in pronto soccorso quattro volte nelle ultime tre settimane e i controlli sono risultati tutti negativi. Mi hanno detto che sono SOLO attacchi di panico, ma a me ogni volta sembra di morire. Tutto comincia con le vertigini, poi arriva la tachicardia, in quei momenti fare un solo passo mi costa un’immensa fatica, come se stessi scalando l’Himalaya… sento delle fitte al cuore, un peso sul petto, un forte dolore al braccio sinistro, la bocca secca… sono quelli i momenti in cui corro in pronto soccorso convinto di avere un infarto in corso…

Pietro.

 

Cos’è il disturbo di panico e come si manifesta.

Il disturbo di panico è un disturbo d’ansia che si caratterizza per la presenza di attacchi di panico frequenti e inaspettati. L’attacco di panico consiste in un aumento esponenziale dell’ansia che raggiunge il suo apice in un breve lasso di tempo, durante il quale si possono manifestare almeno quattro dei seguenti sintomi mentali e/o fisici:

  • Tachicardia, palpitazioni o percezione accentuata del proprio battito cardiaco;
  • Tremori o agitazione;
  • Sensazione di mancanza d’aria o di soffocamento;
  • Sudorazione accentuata;
  • Nausea o disturbi addominali;
  • Dolore o fastidio al petto;
  • Brividi o vampate di calore;
  • Sensazioni di intorpidimento o di formicolio;
  • Sensazione di sbandamento, di instabilità, sensazione di “testa leggera” o di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata), confusione mentale;
  • Sensazione di irrealtà (derealizzazione, es. sensazione che ciò che vediamo, o che comunque percepiamo, non sia reale) o sensazione di essere staccati da se stessi (depersonalizzazione);
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire;
  • Paura di morire.

L’attacco di panico è sicuramente la forma più acuta e intensa dell’ansia e assume  le caratteristiche di una crisi che si consuma in circa dieci-quindici minuti. Di solito chi fa l’esperienza di provare uno o più attacchi di panico tende a sviluppare la paura che questi possano ripresentarsi e il timore rispetto alle conseguenze che gli attacchi di panico possono avere (la preoccupazione che provare ripetuti attacchi di panico porti a impazzire, timore di perdere il controllo, di avere un attacco cardiaco, di svenire, ecc.). Si sviluppa così la tendenza ad evitare tutte quelle situazioni nelle quali la persona teme possa sperimentare un attacco di panico, come ad esempio i luoghi in cui si sono già presentati degli attacchi di panico, luoghi in cui è difficile o imbarazzante allontanarsi nel caso si stesse male, e la tendenza a mettere in atto comportamenti protettivi, come ad esempio portare con sé farmaci per l’ansia, allontanarsi da casa solo se accompagnati da persone di fiducia, muoversi solo in zone in cui sono presenti strutture ospedaliere con pronto soccorso, tenere sempre sotto controllo le uscite di sicurezza, ecc.

Le persone affette da disturbo di panico tendono a evitare tutte le situazioni o i luoghi in cui sia difficile trovare tempestivamente una via di fuga o ricevere aiuto in caso di attacco di panico. Questi evitamenti possono diventare molto invalidanti e incidere negativamente sulla quotidianità della persona, tanto da compromettere la qualità della vita. La paura, che fa seguito al disturbo da panico, può impedire alle persone di guidare a seguito del timore di avere un attacco durante la conduzione del veicolo e perderne il controllo. Altre persone non riescono a utilizzare i mezzi pubblici e hanno difficoltà a raggiungere i posti di lavoro, la scuola, ecc. È evidente come chi soffre di questo disturbo sia fortemente limitato nella propria autonomia, spesso questa limitazione incide anche sulla vita sociale, le persone rinunciano a incontrare amici, o più in generale ad allontanarsi da casa, a causa della vergogna per le conseguenze che un attacco di panico potrebbe avere. I comportamenti di evitamento più diffusi sono rappresentati da:

  • non frequentare luoghi chiusi (es. cinema);
  • non utilizzare automobile, autobus, metropolitana, treno o aereo;
  • non compiere sforzi fisici.
  • non allontanarsi da zone considerate sicure (es. casa);

Gli attacchi di panico possono essere classificati anche sulla base delle condizioni in cui si verificano, ovvero se si producono spontaneamente, arrivano inaspettatamente, o se sono situazione dipendenti, cioè si verificano in corrispondenza di precise situazioni ambientali (ad esempio: in ascensore, in metropolitana,in posti affollati, , in macchina, in luoghi da cui è difficile svincolarsi, ecc.), o in seguito a stimoli interni (es. sensazioni fisiche come l’aumento del battito cardiaco, la sensazione di nodo alla gola, valutare che si sta arrossendo in viso, ecc.), o ancora a pensieri del tipo : “sto per avere un infarto”, “sto perdendo il controllo”sto per svenire”, “impazzirò”, “sto per morire”.

Le sensazione fisiche spesso vengono interpretate come segnali anticipatori dell’ansia e/o dell’attacco di panico, mentre i pensieri (interpretazioni catastrofiche) spaventano a tal punto la persona che l’ansia raggiunge subito il picco più alto di intensità, per poi decrescere gradualmente, fino a quando il soggetto sperimenta uno stato di sfinimento fisico e mentale.

 

La funzione dell’ansia negli attacchi di panico

Riassumendo, l’attacco di panico consiste in un brusco aumento dell’ansia e della paura, che raggiunge il suo picco in circa dieci minuti. Nella vita quotidiana, però, capita di provare ansia intensa, senza che si possa parlare di disturbo da panico. La paura e l’ansia sono emozioni che tutti provano, sono legittime e normali: si prova ansia prima di un esame, o prima di un colloquio di lavoro. In questo senso l’ansia ha una funzione importante: segnalare che un nostro scopo risulta minacciato o compromesso. Ad esempio se stiamo attraversando un passaggio pedonale e il veicolo che ci arriva di fronte non accenna a rallentare, valutiamo che quella situazione potrebbe essere pericolosa per la nostra incolumità proviamo ansia e attraversiamo velocemente la strada per salvarci. Ansia e paura sono emozioni che normalmente segnalano un pericolo ed è legittimo provarle in determinate situazioni.

Esiste però anche un ansia patologica, che si manifesta in modo eccessivo rispetto alla situazione di reale pericolo (ad esempio pensare di avere un attacco cardiaco o di morire se si prova ansia, avere paura di prendere mezzi pubblici, ecc) e che conduce a mettere in atto evitamenti andando a compromettere la qualità di vita della persona che ne soffre. L’ansia quando è così disfunzionale genera un senso di frustrazione e insoddisfazione per la propria vita.

L’ansia può accompagnarsi a sintomi sia cognitivi (sensazione di instabilità, di sbandamento, di confusione mentale, sensazione di irrealtà, paura di morire, di impazzire, di perdere il controllo) che fisici (sudorazione, palpitazioni, nausea, dolori addominali, dolore al petto, ecc). I sintomi fisici si manifestano a seguito delle modificazioni fisiologiche prodotte dall’adrenalina che entra nel circolo sanguigno, in quanto ansia e paura segnalano un pericolo e quindi predispongono il corpo ad una reazione tipo “attacco-fuga” (vedi esempio del veicolo che sopraggiunge mentre stimo attraversando la strada).

L’ansia patologica è quella che da il via a una reazione attacco-fuga anche in assenza di un pericolo reale.

 

Disturbo di panico: come sapere se ne soffriamo.

Innanzitutto bisogna dire che avere qualche sporadico attacco di panico nel corso della propria esistenza non significa soffrire di un disturbo di panico.

Il DSM 5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, stabilisce che per fare diagnosi di disturbo di panico devono sussistere i seguenti criteri:

  1. ricorrenti attacchi di panico inaspettati; l’attacco di panico consiste nella comparsa di paura e disagio intensi che raggiunge suo picco in pochi minuti, periodo durante il quale si verificano quattro o più tra i seguenti sintomi:
  • tachicardia, cardiopalmo, palpitazioni;
  • sudorazione;
  • tremori;
  • sensazione di soffocamento;
  • sensazione di asfissia;
  • dolore al petto;
  • brividi o vampate di calore;
  • vertigini, sensazione di svenire;
  • formicolii;
  • sensazione di irrealtà o di essere distaccati da se stessi;
  • paura di morire.
  1. Almeno uno degli attacchi è seguito da un mese, o più, di uno o entrambi i seguenti sintomi:
    • Preoccupazione persistente per l’insorgere di attacchi di panico o per le loro conseguenze;
    • Messa in atto di evitamenti e/o comportamenti protettivi.
  2. Il disturbo non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza, o ad altra condizione medica.
  3. Gli attacchi di panico non sono meglio spiegati da altri disturbi mentali.

 

Le cause del disturbo di Panico

L’esordio del disturbo da panico si ha generalmente tra la tarda adolescenza e i 35 anni di età. Non è possibile individuare un’unica causa che giustifichi l’insorgenza del disturbo, ma sono stati individuati una serie di fattori di rischio che concorrono all’insorgenza e al mantenimento del disturbo:

  • Iperventilazione: la persona che prova una sensazione di asfissia tende a respirare velocemente, portando dentro sé più aria possibile, nell’idea altrimenti di soffocare;
  • Stress psicologico (problemi lavorativi, finanziari, conflitti interpersonali, lutti, traumi) e fisico (mancanza di sonno, malattie,…);
  • Caratteristiche di personalità: vi è una spiccata sensibilità agli stimoli ansiogeni che si manifesta con un particolare stile di pensiero catastrofico;
  • Predisposizione biologica e psicologica: studi dimostrano che alcune persone hanno un attitudine psicologica a interpretare pericolosi per la propria incolumità alcuni stimoli che provengono dal nostro corpo (es. vertigini, tachicardia, nausea…);
  • Familiarità e predisposizione genetica: i consanguinei di primo grado si trasmetterebbero la tendenza a rispondere in modo ansioso a determinati stimoli.

Indipendentemente dalla causa, è importante sottolineare che, una volta che l’individuo ha sperimentato un attacco di panico, si genera nella persona la paura che si possa ripresentare. Si cade così in un circolo vizioso dove la paura e l’ansia anticipatoria che si possa manifestare un altro attacco di panico aumenta l’ansia; a seguito dell’aumento dell’ansia aumentano le interpretazioni catastrofiche e si crea una condizione in cui si inizia a provare ansia, andando a peggiorare i pensieri catastrofici con ulteriore aumento di ansia e così via in maniera esponenziale.

 

Disturbo di Panico: conseguenze.

Il disturbo di panico ha ripercussioni su tutti gli ambiti e peggiora la qualità di vita delle persone che ne soffrono, influenzando l’ambito lavorativo (es. rinunciare a opportunità di lavoro per impossibilità di raggiungere il posto con i mezzi di trasporto), familiare (es. conflitti causati dalle frequenti richieste di essere accompagnati dovunque) e sociale (es. la difficoltà a frequentare luoghi pubblici può portare a una riduzione delle relazioni sociali).

La compromissione della qualità della vita dipende da una serie di condizioni che possono venirsi a creare a causa dell’ansia anticipatoria che costringere la persona a mettere in atto comportamenti di evitamento e/o comportamenti protettivi.

Alla compromissione della qualità di vita si associa la riduzione della propria autonomia, il senso di efficacia personale, la stima di sé e successivamente la compromissione della qualità di vita dei propri familiari. La diminuzione dell’autostima può accompagnarsi a sentimenti di tristezza e frustrazione, o ad una depressione secondaria. Le persone che si trovano in questa condizione posso, nel tentativo di gestire i propri sintomi e i sentimenti angoscianti che si accompagnano, abusare di sostanze, soprattutto di alcool.

 

Disturbo di panico: trattamento.

La psicoterapia e la terapia farmacologica, ove necessaria, attualmente sono i trattamenti che la comunità scientifica ritiene più efficaci nel curare il disturbo di panico. La terapia farmacologica, composta da antidepressivi di ultima generazione e benzodiazepine, si associa nelle prime fasi di trattamento psicoterapeutico se i sintomi sono talmente invalidanti da interferire con la psicoterapia. Solitamente la psicoterapia risulta efficace a curare il disturbo, ma i farmaci aiutano a ridurre i sintomi in tempi più brevi, non curando però le cause che lo mantengono attivo. Nel caso dell’assunzione di farmaci, se non si associa una psicoterapia, alla loro sospensione potrebbe esserci molto probabilmente una ripresa dei sintomi. Una forte resistenza all’assunzione di questi farmaci deriva dal timore di poter sviluppare una dipendenza, ma se assunti sotto stretto controllo di un medico specialista (psichiatra) si può dire che questo rischio sia pari a zero. Altra preoccupazione è legata agli effetti collaterali dei farmaci, che se presenti sono comunque transitori.

La ricerca ha dimostrato che il trattamento psicoterapeutico più efficace nella cura del disturbo da panico è la psicoterapia cognitivo-comportamentale che si basa sul presupposto che, durante un attacco di panico, la persona interpreta in modo errato alcuni stimoli interni (tachicardia, capogiri, confusione mentale) o esterni (luoghi affollati, code) avvertendoli come pericolosi o come il segnale di un imminente catastrofe. Queste interpretazioni erronee spaventano la persona incidendo sull’aumento dell’ansia, con ripercussioni sui sintomi mentali e fisici. I sintomi vengono poi a loro volta interpretati in modo catastrofico facendo aumentare ulteriormente il livello di ansia e intrappolando la persona in un circolo vizioso che raggiunge il suo apice dando luogo a un attacco di panico. La conseguenza è che il soggetto tenderà a questo punto a mettere in atto comportamenti di evitamento e comportamenti protettivi nel tentativo di gestire il disturbo.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si articola secondo un protocollo caratterizzato da diverse procedure, riassunte come segue:

  • realizzazione di un contratto terapeutico nel quale paziente e terapeuta concordano gli obiettivi terapeutici;
  • intervento psicoeducativo sul disturbo: vengono fornite informazioni su come funziona il disturbo, come insorge, come si manifesta e come si mantiene;
  • insegnamento di tecniche di gestione dei sintomi;
  • ricostruzione del primo episodio di attacco di panico e di quelli attuali;
  • individuazione dei pensieri catastrofici, le interpretazioni erronee, che portano all’attacco di panico e messa in discussione degli stessi;
  • graduale esposizione alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati.

 

Chi volesse avere maggiori informazioni o fissare un primo colloquio gratuito con la dott.ssa Simona Chiari per approfondire le tematiche  legati al trattamento e alla terapia degli attacchi di panico può contattare il centralino del Centro Clinico Clarense allo 030 52 36 107 o inviare una mail a simona.chiari@centroclinicoclarense.it

La dottoressa Simona Chiari Psicologa e Psicoterapeuta riceve a Brescia, via Vittorio Emanuele 60 e a Chiari, via SS. trinità 12

Approfondimenti video sugli attacchi di Panico della dott.ssa Simona Chiari Psicologa a Brescia

 

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