Come reagisci di fronte ai problemi? Attacchi o fuggi?

Come si potrebbe agire di fronte ad un problema? Ci si troverebbe di fronte ad un bivio: attacco o fuga?
Tale scelta si potrebbe definire come millenaria, poiché accompagna la vita umana da sempre. L’uomo primitivo di fronte ai pericoli o li affrontava credendo di avere gli strumenti necessari per avere la meglio su di essi, oppure fuggiva per cercare riparo e garantirsi la sopravvivenza. Tale dinamica è stata reiterata nel tempo fino a diventare una reazione estremamente spontanea per gli uomini.

Tutt’oggi noi proviamo determinate risposte fisiologiche nel nostro corpo, che ci preparano a combattere o a scappare quando siamo davanti ad un pericolo. L’ansia è esattamente una di tali risposte, fa parte del meccanismo che si mette in atto per avvertire della presenza di una situazione disagiante permettendo, in tal modo, al corpo di organizzarsi o per l’attacco o per la fuga.
Dunque, in queste circostanze, l’ansia aumenta l’accelerazione cardiaca, il ritmo del respiro, la tensione muscolare, l’attenzione e la vigilanza. La reazione di attacco o fuga è diventata così importante per l’uomo, tanto da averla fatta diventare una forma eclettica di risposta all’ambiente, fino a poterla notare perfino nei disturbi di tipo psicologico.

Il DOC e la doppia scelta

Coloro che hanno un disturbo ossessivo-compulsivo, ad esempio, sono soliti rifugiarsi in questo genere di reazione per far fronte alla loro fatica. Pensieri ricorrenti ed estremamente intrusivi dominano la loro mente e la loro quotidianità e loro come reagiscono?
La scelta è doppia: o svolgono azioni coattive, nonché le compulsioni, oppure cercano di evitare di trovarsi nelle situazioni che sanno che potrebbero stimolare in loro i pensieri che tanto li assillano. Come è evidente, quindi, anche in questi casi la soluzione che viene adottata dall’essere umano è l’attacco o in alternativa la fuga da ciò che viene reputato un pericolo. Entrambi questi due comportamenti nei DOC sono improntati a cercare di limitare lo stato di malessere. Entrando più nello specifico in questo esempio, una persona con un disturbo ossessivo-compulsivo per l’igiene e la pulizia cercherebbe di affrontare il pensiero di essere circondato da germi su ogni superficie o lavandosi le mani molto frequentemente, oppure toccando meno oggetti possibili o addirittura facendoli toccare a qualcun altro per lui. È chiaro che nessuno dei due metodi gli permette di svolgere una vita serena, ma la sensazione sgradevole data dall’ossessione perseguitante di poter essere “contaminato” è sicuramente placata con una di queste due azioni di risposta.

Ciò che nel tempo gli studiosi hanno notato è che, per quanto riguarda l’evitamento, questo può manifestarsi sotto diverse forme nei DOC: vi è l’evitamento totale o parziale. Il primo di questi è quello in cui il soggetto evita del tutto il fattore scatenante dell’ossessione. Proprio per la sua natura così limitante, è molto facile notare tale genere di reazione. Altre volte, invece, la forma assunta dall’evitamento può essere molto più raffinata e, così, anche meno visibile agli occhi di un esterno. Non sono poche, infatti, le occasioni in cui una persona con disturbo ossessivo-compulsivo direziona determinate azioni e situazioni, per fare in modo di non vivere in prima persona un evento capace di far rinascere in lui sensazioni sgradevoli. Ritornando all’esempio del DOC per la pulizia, un atteggiamento evitante parziale che si potrebbe assumere in tale caso, sarebbe quello di fare in modo che le porte vengano aperte da qualcuno di vicino, per riuscire a passare senza toccare la maniglia. Così facendo, la situazione non è pienamente bloccante poiché permette di entrare o uscire da specifici luoghi, ma è di certo anche limitatamente ostacolante, poiché porta a dipendere da altri per superare il problema.

Non è difficile osservare le differenze che intercorrono tra i vari modi di presentarsi di un disturbo ossessivo-compulsivo. Altrettanto differenti sono i metodi usati dai pazienti per venirne a capo. Nel cominciare ad affrontarli è dunque indispensabile farsene una rappresentazione dettagliata, comprendente un esame approfondito dei meccanismi che li mettono in funzione, delle strategie che ognuno mette in atto per affrontarli, per evitarli o per superarli.

È solo dopo aver intrapreso tale analisi che sarà possibile iniziare un vero e proprio percorso che predisponga una cura. Proprio per questo motivo, di seguito trovate una tabella che potrete completare per iniziare a farvi un’idea su come sia realmente il vostro disturbo ossessivo-compulsivo: dove si trova, da cosa è attivato, come cercate di evitarlo. Tutte informazioni che permettono di riflettere sullo stato attuale del DOC.
Come potete notare, gli spazi a disposizione per completare la tabella sono molti, questo perché dinamiche e meccanismi solitamente messi in atto, facilmente possono diventare quasi automatici e, dunque, non è detto che affiorino alla memoria tutti assieme. Prendetevi del tempo per compilare questo prospetto e aggiornatelo quando vi accorgete di determinate modalità di funzionamento.

Analizzare i propri comportamenti permette di vedere il DOC come più trasparente e quindi anche maggiormente semplice da affrontare. Conoscere un problema è il primo passo per poter lavorare sulla sua eliminazione.
Se anche tu sei interessato ad approfondire le dinamiche circa il disturbo ossessivo-compulsivo o se hai bisogno di richiedere informazioni a riguardo, contattami per un colloquio!