Quando Giulia è arrivata in terapia, aveva la sensazione che il mondo le stesse crollando addosso. Il marito l’aveva appena lasciata e lei si ritrovava travolta da un dolore inconsolabile, accompagnato da attacchi di panico così intensi da impedirle perfino di andare al lavoro. Si sentiva vuota, fragile, incapace di riconoscere in sé qualsiasi valore personale. Sentiva che non sarebbe mai riuscita a farcela da sola, che senza di lui lei era solo una nullità, “uno zero assoluto”.
La dipendenza affettiva come trama invisibile
Analizzando insieme la sua storia, è emerso un tratto che aveva guidato silenziosamente tutta la sua vita: la dipendenza affettiva: Giulia aveva sempre cercato negli altri le conferme che non riusciva a darsi da sola. Era cresciuta con un padre autoritario, avaro di gesti d’affetto, e una madre scomparsa troppo presto a causa di incidente stradale. Da bambina aveva fatto di tutto per meritarsi un complimento, per ottenere uno sguardo di approvazione. Anche la scelta di diventare ingegnere, come il padre, nasceva da quel bisogno profondo di sentirsi vista, riconosciuta, amata.
Contenere l’urgenza: la gestione degli attacchi di panico
La prima fase della terapia è stata dedicata a contenere e gestire gli attacchi di panico. Attraverso strumenti della terapia cognitivo-comportamentale, Giulia ha imparato a leggere i segnali del suo corpo, a respirare nelle tempeste emotive, a gestire quei momenti in cui pensava di non farcela. Gradualmente, è tornata al lavoro, riappropriandosi della vita quotidiana.
Rielaborare i legami e il lutto
La seconda parte del percorso è stata più profonda e delicata: ricostruire il rapporto interiore con il padre ed elaborare il lutto della madre. Grazie al lavoro con l’EMDR su quei traumi, Giulia ha iniziato a rivedere le credenze radicate sull’essere “mai abbastanza”, sciogliendo la convinzione che il suo valore dipendesse dallo sguardo degli altri. È stato un cammino fatto di consapevolezze dolorose, ma anche di nuove possibilità.
Il coraggio di ritrovarsi
Oggi, a cinquant’anni, Giulia si guarda allo specchio con uno sguardo diverso. Non cerca più approvazione: si riconosce. È una donna solida, consapevole, capace di camminare sulle proprie gambe senza sentirsi smarrita. Non perché non abbia più fragilità, ma perché ha imparato a sostenerle e a prendersene cura.
La sua storia insegna che, anche dopo una grande frattura, è possibile ricostruirsi. A volte, proprio dalle crepe passa la luce che non riuscivamo a vedere.
Se anche tu senti che è arrivato il momento di prenderti cura di te, di affrontare ansia, dipendenza affettiva o un dolore che sembra non passare, puoi iniziare il tuo percorso di psicoterapia. Il primo passo è spesso il più difficile, ma può aprire la strada a una nuova versione di te. Non esitare, scrivimi per fissare un primo colloquio.
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Psicologa clinica e psicoterapeuta a indirizzo cognitivo costruttivista, esperta in psicologia giuridica, CTU per il Tribunale di Brescia, formatrice. Si occupa di disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi dell’umore, disturbi dell’apprendimento.
Ciao, io sono Simona. Sono psicoterapeuta, psicologa giuridica e coordinatore genitoriale. Mi occupo di consulenze tecniche d’ufficio per il Tribunale Ordinario e per il Tribunale per i Minorenni di Brescia, e sono ausiliario del PM per la Procura della Repubblica di Brescia.
Nel tempo libero amo respirare viaggi e nutrirmi di arte. Amo fare lunghe passeggiate in natura, sola o con i miei figli. Non rifiuto mai una buona cena in compagnia degli amici più cari.