Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Antonella è cresciuta in una casa dove l’aria era spesso tesa. Sua madre, una donna profondamente ansiosa e fragile, non riusciva davvero a prendersi cura di lei. I litigi tra i genitori erano frequenti, e quelle discussioni si trasformavano spesso in minacce: “Me ne vado, non ce la faccio più.” La madre spesso diceva queste frasi, ma una volta, ancora perfettamente impressa nella memoria di Antonella ormai trentenne, la mamma se ne andò davvero, con la valigia, passandole davanti senza degnarla di uno sguardo. Antonella ricorda ancora quella sera d’inverno, la nebbia, il freddo, il silenzio assordante della strada vuota. La mamma che rientrò solo il pomeriggio del giorno dopo.

Per una bambina, eventi di questo tipo hanno il peso di una montagna. Antonella, pur senza colpa, si convinceva che se la mamma soffriva era per causa sua, perché “sicuramente” era una bambina “cattiva” . E dentro quella convinzione dolorosa è cresciuta, giorno dopo giorno.

Il peso invisibile del senso di colpa

Con gli anni, quel senso di colpa è diventato una bussola storta che orientava ogni sua scelta: nelle relazioni metteva sempre i bisogni degli altri davanti ai propri, al lavoro cercava di evitare qualsiasi errore, nella vita quotidiana temeva di deludere chiunque.

Era come se una parte di lei vivesse costantemente nel timore di essere “troppo”, di provocare l’abbandono dell’altro. Un copione antico, nato nella sua infanzia, in quella fredda sera invernale.

Il percorso di cura: l’incontro con l’EMDR

Ad un certo punto Antonella ha capito che non poteva più ignorare quella voce interiore che chiedeva ascolto. Ha iniziato il percorso di psicoterapia e, con il trattamento EMDR abbiamo elaborato i traumi infantili.

Seduta dopo seduta, ha rivisitato quei momenti in cui da bambina si era sentita responsabile della fragilità degli adulti. Ha guardato in faccia emozioni che aveva imparato a mettere da parte: paura, tristezza, solitudine.

L’EMDR le ha permesso di rielaborare queste memorie, integrandole in una storia più vera e più gentile verso se stessa. Ha potuto riconoscere che i suoi genitori erano persone con limiti e fragilità, e che lei nulla aveva a che fare con i loro comportamenti disfunzionali.

Il recupero di sé

Liberata da quel senso di colpa radicato, Antonella ha lentamente riconquistato la propria autostima. Ha iniziato a scegliere non per paura di perdere l’altro, ma per il desiderio di essere fedele a se stessa.

Ha scoperto cosa significa autodeterminarsi: dire di no senza sentirsi in colpa, chiedere senza vergognarsi, costruire relazioni in cui il proprio valore non dipende dalla soddisfazione altrui.

E oggi?

Oggi Antonella vive una vita serena. Le sfide non sono sparite, ma il suo modo di affrontarle è cambiato: non più una bambina che teme di essere abbandonata, ma una donna consapevole, libera e capace di prendersi cura di sé.

Anche tu puoi iniziare il tuo percorso

Se leggendo questa storia e hai sentito risuonare qualcosa dentro di te, forse è il momento di ascoltarlo. La psicoterapia può aiutarti a comprendere il tuo passato, sciogliere nodi emotivi profondi e costruire una vita più autentica e libera dal peso del senso di colpa.

Contattami per iniziare il tuo percorso di psicoterapia e dare voce alla tua storia di guarigione.

5/5 - (1 vote)
Share This