Quando Chiara parla di suo padre, oggi, i suoi occhi si scaldano. Non è più la fitta di dolore a emergere per prima, ma un sorriso. Un sorriso che per anni era rimasto nascosto dietro una corazza di sopravvivenza, che l’aveva tenuta bloccata in un limbo di vuoto e apatia.
La sua storia è quella di un lutto congelato, un dolore che non scorre, che resta lì, fermo, a impedire alla vita di andare avanti.
La diagnosi che ha cambiato tutto
La vita di Chiara è cambiata in un pomeriggio qualunque, in un ambulatorio freddo, quando l’oncologo ha pronunciato parole che sembravano non appartenerle: “tumore avanzato… poche opzioni… tempi incerti”. Da quel momento è iniziato un conto alla rovescia che nessuno voleva ammettere.
Sono seguiti tre mesi di corse tra ospedali, esami, speranze che si sbriciolavano una ad una. Le cure, tentate con ogni forza, non hanno portato miglioramenti. E mentre il corpo di suo padre si indeboliva, Chiara si aggrappava a una promessa silenziosa: “Resisto per lui”.
Gli ultimi giorni
Le cure palliative sono arrivate come una resa, almeno per lei. Una stanza tranquilla, un letto che diventava l’ultimo spazio da condividere. Chiara passava le ore accanto a lui, ascoltando il suo respiro cambiare, trattenendo lacrime che bruciavano, convinta che crollare avrebbe significato abbandonarlo.
Quando suo padre è morto, Chiara ha sentito… il nulla.
Nessun urlo, nessuna liberazione. Solo un grande vuoto, come se tutto il dolore si fosse cristallizzato.
Una vita sospesa. Nei mesi successivi tutto perde senso:
– il lavoro, un automatismo senza emozioni
– gli amici, troppo rumorosi
– l’imminente matrimonio, che invece di essere gioia le sembrava un compito impossibile
Era come se il mondo andasse avanti, ma lei fosse rimasta ferma nell’attimo della diagnosi, o forse nell’ultimo respiro di suo padre.
Chiara non riusciva a piangere davvero, né a ricordare i momenti belli. Sentiva solo un peso nel petto, continuo, immobile. Un lutto congelato, appunto: quando il trauma blocca il processo naturale dell’elaborazione.
Il trattamento EMDR e lo sblocco del dolore
Quando è arrivata in terapia, Chiara chiedeva solo “di riuscire a respirare”. Con l’EMDR ha iniziato un percorso delicato, fatto di immagini dolorose da attraversare e di ricordi belli da recuperare.
Seduta dopo seduta, quelle scene di ospedale hanno perso la loro carica devastante. Non sono sparite, ma hanno smesso di dominarla. E, soprattutto, è successo qualcosa che Chiara temeva non sarebbe più accaduto: ha ricominciato a ricordare suo padre da vivo, non solo negli ultimi giorni.
La sua voce, le loro risate, i viaggi insieme. Il dolore ha iniziato finalmente a scorrere, e con esso anche la vita.
Una nuova presenza
Oggi Chiara dice che suo padre è tornato ad essere “un posto caldo dentro di lei”. Non un buco nero.
Ha ricominciato a lavorare con energia, ha portato avanti i preparativi del matrimonio e — soprattutto — ha ricominciato a immaginare il futuro senza sentirsi in colpa.
L’EMDR non le ha tolto il dispiacere della perdita: le ha restituito la possibilità di vivere accanto ad esso, senza esserne schiacciata.
Se senti di essere bloccato nel tuo dolore, non devi farcela da solo
Il lutto, a volte, si congela. Ma può sciogliersi, e può trasformarsi. Se ti riconosci nella storia di Chiara, se senti che il tuo dolore non passa o che la tua vita si è fermata, posso accompagnarti in un percorso di elaborazione e guarigione.
Contattami per una consulenza psicologica Insieme possiamo far ripartire il movimento, e ridarti la possibilità di tornare a vivere.
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Traumi e E.M.D.R.

Psicologa clinica e psicoterapeuta a indirizzo cognitivo costruttivista, esperta in psicologia giuridica, CTU per il Tribunale di Brescia, formatrice. Si occupa di disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi dell’umore, disturbi dell’apprendimento.
Ciao, io sono Simona. Sono psicoterapeuta, psicologa giuridica e coordinatore genitoriale. Mi occupo di consulenze tecniche d’ufficio per il Tribunale Ordinario e per il Tribunale per i Minorenni di Brescia, e sono ausiliario del PM per la Procura della Repubblica di Brescia.
Nel tempo libero amo respirare viaggi e nutrirmi di arte. Amo fare lunghe passeggiate in natura, sola o con i miei figli. Non rifiuto mai una buona cena in compagnia degli amici più cari.