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“Persino le mie ansie hanno l’ansia”…

(Charlie Brown, in Charles M. Schulz, Peanuts)

 

 

Che cos’è l’ansia?

Tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita questa emozione, ma ognuno di noi ne dà un’accezione differente: eccitazione, nervosismo, preoccupazione, panico, apprensione, tensione…diverse sfumature di uno stesso concetto.

 

E perché proviamo ansia?

Anche in questo caso, dare una risposta univoca non è semplice: a seconda dell’approccio con cui si affronta il tema, l’ansia potrà essere definita, per esempio, come l’esito della tendenza umana a preoccuparsi per il futuro, la spia di un conflitto intrapsichico tra l’Io e desideri inconsci repressi, una componente del riflesso di attacco-fuga che si attiva di fronte ad un pericolo, o ancora la risposta all’incertezza e allo stress della vita moderna.

 

Particolarmente interessante è la “pazza storia” dello sviluppo del concetto di ansia dagli anni 40 ad oggi, partendo da Kierkegaard e la sua idea di ansia come coscienza della finitudine umana e della sua natura peccaminosa, passando da Freud e la sua teoria dell’ansia come sintomo di conflitti interiori e nevrosi, proseguendo con la visione dell’ansia come il prodotto di fattori ambientali esterni, fino ad arrivare ad una visione strettamente medica dell’ansia che ha decretato l’attuale dominio delle case farmaceutiche grazie alla vendita di psicofarmaci.

 

A questo punto appare doveroso sfatare il mito che l’ansia sia un’emozione negativa. Si prova ansia ogni qualvolta si percepisce una minaccia o un pericolo (alla propria sopravvivenza o al proprio ego, non fa differenza); questo ci permette di prepararci ad agire prontamente.

 

L’ansia ha quindi una funzione protettiva e preventiva, ma diventa patologica nel momento in cui non si è capaci di gestirla (per esempio rimanendo in balia di un rimuginio catastrofico) e l’organismo permane in uno stato di iperattivazione prolungata, con il cervello letteralmente a bagno nel cortisolo, l’ormone dello stress.

 

Quando è costante, disturbante e pervasiva, diventa una vera e propria malattia che interferisce con le normali attività, con i rapporti sociali, familiari e sentimentali. Le persone affette da ansia patologica sono costantemente tese e impaurite, si preoccupano anche dei più banali eventi della vita quotidiana pensando che la catastrofe sia sempre dietro l’angolo ed evitano, per questo motivo, impegni di lavoro, relazionali, di amicizia e sentimentali, arrivando così a rinunciare alla vita che quotidianamente si svolge.

 

L’ansia, però, è anche reattiva, perché ci prepara all’azione migliorando le nostre prestazioni.

 

Quindi, se l’ansia dura il tempo richiesto per affrontare una performance, significa che si è in uno stato emotivo funzionale al raggiungimento dello scopo. Quando, invece, l’ansia perdura, supera una certa soglia e si prova ansia costantemente, allora diventa uno stato problematico. Succede che l’eccessiva ansia provata induce a superare il limite di autocontrollo, passando in questo modo da una situazione di ansia stabile ad una disfunzionale o patologica. Questo succede perché si rimugina costantemente sulle proprie preoccupazioni.

 

I disturbi d’ansia possono essere curati con successo nella maggior parte dei casi, anche quelli più gravi. I trattamenti più diffusi sono la psicoterapia cognitivo-comportamentale coadiuvata, in alcuni casi, dall’assunzione di una terapia farmacologica con ansiolitici e antidepressivi

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