Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Ci sono perdite che il mondo non riconosce pienamente. Sono le perdite silenziose, quelle che avvengono nel segreto del corpo e dell’anima. Per Marcella, 32 anni, insegnante, il lutto aveva un nome terribile: aborto spontaneo ripetuto. Dopo il terzo aborto nel giro di due anni, Marcella non ha perso solo dei bambini. Ha perso la fiducia nel suo corpo, la speranza nel futuro e, in gran parte, se stessa. La sua storia è il racconto di come si può guarire dal dolore più intimo e come la terapia può riaccendere la luce anche quando tutto sembra buio.

Il Crollo: “Il Mio Corpo Mi Ha Tradita”

Ogni volta che Marcella vedeva comparire quelle due linee sul test, il suo cuore si riempiva di gioia e, subito dopo, di terrore. Dopo il terzo aborto, la spirale è diventata inarrestabile. Marcella si è ritrovata bloccata in una depressione post-traumatica alimentata da un profondo senso di colpa e isolamento, caratterizzato da:

  • Sintomi Fisici: insonnia, stanchezza cronica, dolori inspiegabili che la facevano sentire ancora connessa ai lutti.
  • Sintomi Emotivi: tristezza profonda e persistente, anedonia (perdita di interesse per cose che prima le piacevano), ritiro sociale (evitava amici con bambini o in gravidanza).
  • Il Demone della Colpa, l’ossessione più devastante:
    È colpa mia. Cosa ho mangiato? Cosa ho fatto di sbagliato? Il mio corpo non è in grado di portare avanti una vita.

Il ginecologo aveva confermato che non c’era nessuna causa fisica identificabile. Ma per Marcella, la parola “inspiegabile” significava “fallimento personale”. Viveva in un ciclo di autocritica che le impediva di elaborare il lutto.

L’Inizio del Viaggio: Dalla Colpa all’Accettazione

Quando Marcella ha iniziato la terapia, era scettica. “Come può parlare mi aiuterà a non perdere un bambino?” Il percorso si è articolato su due binari essenziali, mirando a curare sia i pensieri distorti che il trauma emotivo legato a ogni perdita.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC)

Inizialmente, la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) è stata cruciale per affrontare l’autocritica e la depressione, lavorando al fine di smantellare il pensiero disfunzionale “Il mio corpo mi ha tradita” o “È colpa mia”. Marcella ha imparato a distinguere la responsabilità dalla colpa, riconoscendo che non aveva controllo sul processo biologico. In depressione, si tende a fare sempre meno, quindi parte del lavoro è stata dedicata a incoraggiare Marcella a reintrodurre gradualmente attività piacevoli (anche se inizialmente non ne provava gioia) per spezzare il circolo vizioso dell’apatia.

L’EMDR per elaborare il trauma

Mentre la TCC stabilizzava l’umore, l’EMDRè intervenuto sulla natura traumatica delle perdite. Ogni aborto era un evento che aveva lasciato una traccia dolorosa non elaborata nel suo sistema nervoso, specialmente il momento della scoperta e il dolore fisico. Attraverso la stimolazione bilaterale, Marcella ha potuto “mettere in ordine” i ricordi di quei giorni: ha potuto finalmente elaborare il lutto invisibile, i “bambini” non erano più eventi biologici falliti, ma perdite reali, con il loro spazio di dolore e dignità. Le immagini intrusive legate agli ospedali o al momento della perdita sono diventate meno vivide e cariche emotivamente, il ricordo c’era, ma il terrore legato ad esso si era spento.

Prima era come se avessi una ferita aperta e sanguinante perennemente. Con l’EMDR, la ferita è diventata una cicatrice. È ancora lì, ma non fa più male ogni volta che la tocco.

Marcella Oggi: La Forza di chi Ricomincia

Oggi Marcella è una donna guarita. Non nel senso che ha dimenticato, ma nel senso che ha integrato le sue perdite nella sua storia senza che queste la definiscano più. Il punto più alto della sua guarigione è stata l’accettazione della non-certezza. Ha accettato che forse non avrà mai figli, o forse sì, ma vivere nel terrore del “e se…” era la vera perdita.

Oggi ha ripreso a insegnare con rinnovata passione e ha iniziato un piccolo blog personale dove parla del lutto perinatale, offrendo sostegno a donne che si sentono sole. Si prende cura di sé, ha imparato a trattare il suo corpo con rispetto anziché con rabbia, attraverso lo yoga, un modo per ristabilire la connessione mente-corpo persa. E infine ha ritrovato il suo matrimonio, la pressione e la tristezza avevano allontanato lei e suo marito. Ora, avendo elaborato il lutto individualmente e insieme, hanno riscoperto la forza della loro relazione.

La storia di Marcella ci ricorda che alcune ferite richiedono un lavoro profondo. Non c’è un modo “giusto” per affrontare il lutto o la depressione post-perdita. Ma c’è una strada che permette di rielaborare il trauma e spezzare il circolo vizioso della colpa. Se ti trovi in questa situazione non esitare a contattarmi, non essere il tuo fallimento, sii la tua resilienza.

Lascia un voto!
Share This